Alex sta attraversando gli Stati Uniti in auto, in compagnia di Colin, il fratellino della moglie. I due sono diretti a San Francisco, dove la donna li attende nella nuova casa. Lungo l'autostrada, il ragazzino nota un furgone che li tallona constantemente e, per gioco, immagina che si tratti dell'FBI. Ma a poco a poco il divertimento si trasforma in terrore: chi li insegue è infatti uno psicopatico, deciso a eliminarli. La polizia appare indifferente o incredula davanti agli appelli di Alex e, intanto, il folle li ha preceduti in California...
Ho sempre adorato i libri di Dean Koontz che riescono sempre a trasmettere tensione adrelina e si leggono tutto d'un fiato. Questo libro non si discosta dagli altri, tutta la tensione dell coppia in viaggio con un pazzo alle calcagna in stile "The Hitcher" è palpabile e sebbene rispetto ad altri libri dell'autore il finale sia troppo sbrigativo, non si può non apparezzare il libro, che appare breve ma intenso.
venerdì 9 agosto 2013
giovedì 8 agosto 2013
L'ultimo principe d' Irlanda - Morgan Llywelyn
Irlanda, 24 dicembre 1601. La guerra dei Nove Anni si chiude con la sanguinosa battaglia di Kinsale e con la vittoria degli inglesi: la nobiltà gaelica, che ha dominato l'isola per duemila anni, si deve infine sottomettre a Elsabetta I. Eppure la speranza non può morire: tornato al suo castello di Dunboy, Donal Cam O'Sullivan raduna un manipolo di mille uomini e donne e, il 31 dicembre 1602, si mette in marcia verso Leitrim, deciso a chiedere aiuto e sostegno all'amico Brian O'Rourke. Ma quel viaggio di 300 mglia verso l'ultimo possibile rifugio i rivela un'autentica odissea: in balia della fame e del freddo, umiliati dalla sconfitta, sotto il tiro degli inglesi e perfino degli irlandesi fedeli alla nuova sovrana, O' Sullivan e i suoi coraggiosi seguaci affrontan il loro destino con nobile fermezza, ben sapendo che forse quel loro gesto eroico sarà del tutto inutile... La "marcia di O'Sullivan" - un trionfo di coraggio, passione e sacrificio - è ricordata ancora oggi inIrlanda come una delle imprese più epiche e avvincenti nella storia del Paese.
Eccomi qui alla mia ultima lettura, si tratta dell'unico libro, tra quelli tradotti in italiano, che non avevo ancora letto della mia autrice preferita "Morgan Llywely", autrice tra gli altri di "Il leone d'Irlanda" ma anche "I guerrieri del ramo rosso", e anche altri.
Sperando che prima o poi vengano tradotti anche gli altri veniamo al libro "L'ultimo principe d'Irlanda".
C'è poco da fare come scrive lei non scrive nessuno, un'altra storia di un condottiero irlandese che ti cattura fin dalla prime pagine, ma mentre se negli altri libri si narrano le gesta e le vittorie eroiche, qua si narra di come tra mille difficoltà in un viaggio di 15 giorni, riesce a portare in salvo i superstiti del suo esercito e i civili della sua terra, combattendo fame, freddo, il nemico inglese e i principi gaelici che si sono venduti agli stessi.
Con una taglia sulla sua testa senza cibo e al freddo, con qualche traditore nel gruppo 15 giorni senza sosta allo stremo delle forze per andare al nord, tra attacchi di soldati e popolani lealisti, tra scelte difficili con la mente annebbiata da fame e stanchezza, tra perdite di vite durante il viaggio, ma con la fiducia dei suoi uomini, sicuri nonostante tutto che Donal Cam li porti in salvo. Libro intenso e emozionante.
martedì 30 luglio 2013
I muri di Belfast. Cronaca di una tregua infranta - Marina Petrillo
Scusate l'assenza ma il caldo mi blocca nella lettura. a veniamo al libro che ho letto "I muri di Belfast" di Marina Petrillo.
Concepito come un reportage, sofferto come un diario, I muri di Belfast porta sulla scena i volti e le voci di una città sconvolta dall'odio e dall'incomprensione. A parlare sono soprattutto gli abitanti dei quartieri più disederati, cattolici e protetanti, che all'ombra della presenza britannica pagano da venticinque anni il prezzo di un conflitto che li allontana di nuovo da un concreta possibilità di pace. Raccontano la presenza della guerra nella vita di tutti i giorni, l'abitudine all'emergenza, la stanchezza di una lotta che sempre più spesso sembra aver perso significato. E sopratutto le speranze e i dubbi, i progetti e le difficoltà di una ttegua che non si pensava potesse finire.
Dal cessate il fuoco proclamato dall'IRA nell'agosto del 1995 alla ripresa delle ostilità diciotto mesi dopo. Marina Petrillo ccoglie, tra eventi pubblici e spaccati di vita quotidiana, la paura e la volontà di ricominciare della gente di Belfast sullo sfondo di un remoto proceso di pace.
Vito la temaitca del libro c'è poco da commentare, è una lettura molto interessante, un reportage accurato sul cessate il fuoco e la sua fine, con racconto della popolazione sia cattolica e repubblicana, sia protestante e unionista, sul periodo di guerra con le violenze all'ordine del giorno e sulle speranze del cessate il fuoco.
Concepito come un reportage, sofferto come un diario, I muri di Belfast porta sulla scena i volti e le voci di una città sconvolta dall'odio e dall'incomprensione. A parlare sono soprattutto gli abitanti dei quartieri più disederati, cattolici e protetanti, che all'ombra della presenza britannica pagano da venticinque anni il prezzo di un conflitto che li allontana di nuovo da un concreta possibilità di pace. Raccontano la presenza della guerra nella vita di tutti i giorni, l'abitudine all'emergenza, la stanchezza di una lotta che sempre più spesso sembra aver perso significato. E sopratutto le speranze e i dubbi, i progetti e le difficoltà di una ttegua che non si pensava potesse finire.
Dal cessate il fuoco proclamato dall'IRA nell'agosto del 1995 alla ripresa delle ostilità diciotto mesi dopo. Marina Petrillo ccoglie, tra eventi pubblici e spaccati di vita quotidiana, la paura e la volontà di ricominciare della gente di Belfast sullo sfondo di un remoto proceso di pace.
Vito la temaitca del libro c'è poco da commentare, è una lettura molto interessante, un reportage accurato sul cessate il fuoco e la sua fine, con racconto della popolazione sia cattolica e repubblicana, sia protestante e unionista, sul periodo di guerra con le violenze all'ordine del giorno e sulle speranze del cessate il fuoco.
venerdì 19 luglio 2013
Giveaway su The bookshelf
Partecipo a questo giveaway :D
http://thebookshelfff.blogspot.it/2013/07/giveaway-1-happy-birthday-mel.html
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domenica 19 maggio 2013
Le ceneri di Angela - Frank McCourt
Scusate la lunga assenza, ma non era un periodo molto adatto alla lettura, e per di più l'ultimo libro non è che mi abbia entusiasmato, si tratta de "Le ceneri di Angela" di Frank McCourt.
Siamo negli anni fra le due guerre e le travagliate vicende coinvolgono una famiglia così misera che può guardare dal basso la povertà, fra un padre perennemente ebbro e vociferante contro il mondo, gli inglesi e i protestanti e una madre che sbrigativamente trascina la sua tribù verso la sopravvivenza. Tutto ci arriva attraverso gli occhi e la voce del protagonista mentre vive le sue avventure. Questo ragazzino indistruttibile, sfrontato, refrattario a ogni sentimentalismo, implacabile osservatore crea con le sue parole un prodigio di comicità e vitalità contagiose, dove tutte le atrocità diventano episodi e apparizioni di un viaggio battuto dal vento verso la terra promessa.
Avevo visto il film tratto dal libro 3 anni fa, e lo avevo subito adorato e da allora volevo leggere il libro; beh sinceramente potevo pure risparmiarmelo... Tanto il film era bello e conivolgente, tanto il libro è pesante e monotono. Ovviamente la storia è sempore la stesa, ma il modo di porla decisamente diversa, lo stile di scrittura di McCourt mi risulta altamente indigesto, e anche se da amante d'Irlanda non potevo non leggerlo, mi sa che molto difficilmente leggerò altri suoi libri.
Siamo negli anni fra le due guerre e le travagliate vicende coinvolgono una famiglia così misera che può guardare dal basso la povertà, fra un padre perennemente ebbro e vociferante contro il mondo, gli inglesi e i protestanti e una madre che sbrigativamente trascina la sua tribù verso la sopravvivenza. Tutto ci arriva attraverso gli occhi e la voce del protagonista mentre vive le sue avventure. Questo ragazzino indistruttibile, sfrontato, refrattario a ogni sentimentalismo, implacabile osservatore crea con le sue parole un prodigio di comicità e vitalità contagiose, dove tutte le atrocità diventano episodi e apparizioni di un viaggio battuto dal vento verso la terra promessa.
Avevo visto il film tratto dal libro 3 anni fa, e lo avevo subito adorato e da allora volevo leggere il libro; beh sinceramente potevo pure risparmiarmelo... Tanto il film era bello e conivolgente, tanto il libro è pesante e monotono. Ovviamente la storia è sempore la stesa, ma il modo di porla decisamente diversa, lo stile di scrittura di McCourt mi risulta altamente indigesto, e anche se da amante d'Irlanda non potevo non leggerlo, mi sa che molto difficilmente leggerò altri suoi libri.
sabato 30 marzo 2013
Il silenzio del carnefice - Jørgen Brekke
Stoccolma, 1767. Deve lasciare la città,
subito. Per il giovane compositore, l'unica possibilità di salvezza è
affrontare un lungo cammino e rifugiarsi a Trondheim. Lì cambierà
identità e, con il nome di Jon Blund, potrà dedicarsi anima e corpo al
suo grande amore: la musica. Ma il destino è sempre in agguato e, alla
fine, le strade della vita conducono tutte alla stessa destinazione: la
morte...
Trondheim, oggi. Il detective Odd Singsaker stenta a crederci. Eppure è proprio lì: un antico carillon - risalente al XVIII secolo - adagiato sul petto di una donna barbaramente assassinata, cui sono state asportate le corde vocali. Oltre a quell'indizio inquietante, i suoi uomini non hanno trovato nulla: non ci sono impronte digitali né tracce di DNA, né testimoni che possano fornire un identikit del killer. Per risolvere il mistero, Singsaker deve quindi aggrapparsi a quell'unica, flebile traccia: l'ipnotica melodia suonata dal carillon. E ben presto scopre non solo chi l'ha composta - un certo Jon Blund -, ma anche che, nel corso dei secoli, è stata considerata una musica maledetta. Perché promette il sonno eterno a chiunque l'ascolti...
Come ben sapete son un amante dei thriller nordici, ma devo dire che per me questo autore è nuovo, anzi, a dire il vero pensavo fosse un' opera prima, ma dopo aver preso il libro ho scoperto che si trattava di un secondo libro di una serie. Comunque si può tranquillamente leggere da solo, ci sono solo alcuni vaghi accenni a un caso dell'autunno prima. La storia è molto interesasnte ma forse è troppo semplicistica come indagine, ci son pochi colpi di scena, e l'atmosfra nordica che amo si vede solo a tratti nella parte finale del libro. Ci son alcune lacune, rispetto ai thriller nordici che leggo di solito la caratterizzazione del killer di turno è molto approssimativa e le possibili motivazioni scatenati sono solo accennate. La scrittura è scorrevole e semplice, decisamente troppo semplice, di certo non regge il confronto con la Lackberg, Adler Olsen, Indridason e via dicendo, ma tuttavia è comunque una piacevole lettura.
Trondheim, oggi. Il detective Odd Singsaker stenta a crederci. Eppure è proprio lì: un antico carillon - risalente al XVIII secolo - adagiato sul petto di una donna barbaramente assassinata, cui sono state asportate le corde vocali. Oltre a quell'indizio inquietante, i suoi uomini non hanno trovato nulla: non ci sono impronte digitali né tracce di DNA, né testimoni che possano fornire un identikit del killer. Per risolvere il mistero, Singsaker deve quindi aggrapparsi a quell'unica, flebile traccia: l'ipnotica melodia suonata dal carillon. E ben presto scopre non solo chi l'ha composta - un certo Jon Blund -, ma anche che, nel corso dei secoli, è stata considerata una musica maledetta. Perché promette il sonno eterno a chiunque l'ascolti...
Come ben sapete son un amante dei thriller nordici, ma devo dire che per me questo autore è nuovo, anzi, a dire il vero pensavo fosse un' opera prima, ma dopo aver preso il libro ho scoperto che si trattava di un secondo libro di una serie. Comunque si può tranquillamente leggere da solo, ci sono solo alcuni vaghi accenni a un caso dell'autunno prima. La storia è molto interesasnte ma forse è troppo semplicistica come indagine, ci son pochi colpi di scena, e l'atmosfra nordica che amo si vede solo a tratti nella parte finale del libro. Ci son alcune lacune, rispetto ai thriller nordici che leggo di solito la caratterizzazione del killer di turno è molto approssimativa e le possibili motivazioni scatenati sono solo accennate. La scrittura è scorrevole e semplice, decisamente troppo semplice, di certo non regge il confronto con la Lackberg, Adler Olsen, Indridason e via dicendo, ma tuttavia è comunque una piacevole lettura.
lunedì 25 marzo 2013
Le pietre magiche di Shannara - Terry Brooks
Nel giardino della vita appassiscono le foglie dell'Eterea, la magica
pianta che da secoli mantiene il divieto contro il ritorno dei demoni e
assicura la pace al popolo degli Elfi. Nessuno potrà impedire la morte
dell'Eterea, ma c'è l'esile speranza che l'incantesimo si rinnovi, se
uno degli Eletti riuscirà a bagnarne un seme nella fontana del Fuoco di
Sangue. È un'impresa ai limiti dell'impossibile, una sfida contro il
tempo e contro il Male. Tra poesia e avventura, tra sortilegi e terrore
continua la meravigliosa leggenda di Shannara.
Veniamo a questa ultima lettura, per gran parte è veramente pesante da leggere, tutta la prima parte è noiosa come poche ma da metà in poi migliora, se non altro nella parte con Will, Amberle e Etreria, perchè nell'altro ramo narrativo nelle battaglie con Allanon e soci resta molto pesante e noioso. Will sembra una copia di suo nonno Shea, e i personaggi sono abbastanz stereotipati, ma le due figure femminili risollevano molto il tutto, Amberle e Etreria sono le uniche che hanno una certo spessore.
Non credo che leggerò altri libri dell'autore, non mi convince per niente, anche se ho ancora in casa il terzo libro del ciclo "La canzone di Shannara". Vedremo. Di certo non sono molto soddisfatto di questi due libri, anche se questo ha da la sua che almeno non è un plagione del Signore degli anelli come il primo.
Veniamo a questa ultima lettura, per gran parte è veramente pesante da leggere, tutta la prima parte è noiosa come poche ma da metà in poi migliora, se non altro nella parte con Will, Amberle e Etreria, perchè nell'altro ramo narrativo nelle battaglie con Allanon e soci resta molto pesante e noioso. Will sembra una copia di suo nonno Shea, e i personaggi sono abbastanz stereotipati, ma le due figure femminili risollevano molto il tutto, Amberle e Etreria sono le uniche che hanno una certo spessore.
Non credo che leggerò altri libri dell'autore, non mi convince per niente, anche se ho ancora in casa il terzo libro del ciclo "La canzone di Shannara". Vedremo. Di certo non sono molto soddisfatto di questi due libri, anche se questo ha da la sua che almeno non è un plagione del Signore degli anelli come il primo.
venerdì 15 marzo 2013
Absedium - Mariangela Cerrino
Trenta giorni. È il tempo che rimane a
Vercingetorige e ai suoi uomini per affrontare la vendetta di Giulio
Cesare. Poi non ci sarà più cibo né acqua nella città assediata dalla
furia romana, e il sogno di una Gallia libera morirebbe per sempre con i
guerrieri ribelli. Alesia è l'ultimo avamposto della sanguinosa rivolta
che ha decimato le legioni romane e messo a dura prova la sete di
conquista di Cesare. Per questo adesso i capitribù gallici che difendono
la città pregano solo che i rinforzi arrivino al più presto. È stato il
bardo Ceidrac a radunare da ogni angolo della Gallia l'esercito in
marcia verso la roccaforte. Con loro ha cavalcato Nesia, la veggente
sacra agli dèi e sposa di Vercingetorige: anche lei vuole combattere,
perché il figlio che porta in grembo possa nascere da uomo libero. E
ora, sotto le mura di Alesia, mentre il vento porta con sé le potenti
parole di Ceidrac, gli uomini di Gallia sono pronti a lottare fino alla
morte insieme al proprio capo, il "grandissimo re dei guerrieri" che ha
osato sfidare l'invincibile Cesare.
Giudizio contrastante su questo libro, il tema è un argomento a me caro, la campagna di Cesare vista dall parte dei celti gallici di Vercingetorice. Tecnicamente è stilisticamente niente da dire, la storia pure, ma manca un qualcosa, un pò di pathos, la caratterizzazione dei personaggi lascia un pò a desiderare fatta eccezione per il bardo Ceidrac. Per il resto niente da dire con la descizione della struttura sociale si di galli che di romani, con le teniche di combattimento e le battaglie stessa. Certo avevo letto un altro libro sull'argomento anni fa ed era di tutt'latro livello, mi riferisco a Il potere dei druidi di Morgan Llywelyn che non per niente è la mia autrice preferista specializzata in libri sui celti. Tuttavia il libro è comunque piacevole, e per gli amanti del genere è da leggere sicuramente, ma non aspettatevi una nuova Llywelyn.
Giudizio contrastante su questo libro, il tema è un argomento a me caro, la campagna di Cesare vista dall parte dei celti gallici di Vercingetorice. Tecnicamente è stilisticamente niente da dire, la storia pure, ma manca un qualcosa, un pò di pathos, la caratterizzazione dei personaggi lascia un pò a desiderare fatta eccezione per il bardo Ceidrac. Per il resto niente da dire con la descizione della struttura sociale si di galli che di romani, con le teniche di combattimento e le battaglie stessa. Certo avevo letto un altro libro sull'argomento anni fa ed era di tutt'latro livello, mi riferisco a Il potere dei druidi di Morgan Llywelyn che non per niente è la mia autrice preferista specializzata in libri sui celti. Tuttavia il libro è comunque piacevole, e per gli amanti del genere è da leggere sicuramente, ma non aspettatevi una nuova Llywelyn.
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